Eccomi qui, reduce dal terremoto, con una notte in bianco alle spalle ed una avvinghiata al mio enorme cane di peluche di nome Cujo.
E’ giovedì pomeriggio, mi aspetta una cena un po’ lontana ma con degli amici che assomigliano più a fratelli matti, una nottata con tutta probabilità ancora in compagnia di Cujo e una meravigliosa mezza giornata lavorativa prima dell’agognato fine settimana.
E’ stata una settimana lunghissima, sebbene io abbia sperimentato cose ben aldifuori della normalità: la fuga improbabile dall’ufficio, le crepe vicino alla porta di casa, il Brioschi alle otto di mattina, la vicina settantenne che suona alla porta tutta vestita a festa dopo cena e mi trova in pigiama e spettinata e mi guarda schifata, tenerezze degli amici e tutte le scenette alla Ally McBeal che mi sto facendo in testa per accogliere domani il caldaista (in una cantavo a squarciagola “Umbrella” di Rihanna mentre lui faceva esplodere la caldaia e i termosifoni con fontane orizzontali d’acqua bollente).
Eccomi qui, dicevo, un po’ provata ma in fondo contenta. Si lotta, si lotta un sacco, digrignando un po’ i denti e riservando un sorriso solo a chi davvero se lo merita.
E non venitemi più a dire che qualcuno mi guarda con sguardo innamorato perchè non ci crederò mai.
Mi sento scossa-a
gennaio 26, 2012 di sullenvale