Da vicino

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Era la prima volta che gli mostrava la sua città. Lei non stava più nella pelle, gliene ebbe parlato così tante volte, raccontandogli tutte le storie che conosceva dei vicoli, pertugi, piazze, edifici, che averlo lì, in carne ed ossa, era quasi surreale.
Eppure lui era proprio al suo fianco, le fece quasi ombra da quanto era statuario e questo tornò utile, perché il caldo non diede tregua e anche i vestiti in puro cotone e lino si appiccicarono alla pelle.
Questo non sembrò turbarlo, nonostante la fronte grondasse. Forse era solo felice di essere finalmente nel posto giusto, senza sentire la mancanza soffocante di quella ragazza che sapeva dolcemente tenerlo sulle spine e lo divertiva con quel suo modo d’essere autentica senza nemmeno provarci.
“Portami nel tuo posto preferito”, esordì lui, fermandola da un polso.
Lei lo guardò incuriosita, pensando che era come iniziare un pasto con il dolce, ma non se ne preoccupò e decise di accontentarlo. Puntò il dito verso est e gli mostrò una collina non molto lontana. “Lì”, disse solo e lui la seguì, rendendosi lucidamente conto che sarebbe andato ovunque con lei.
Fecero un bel po’ di strada in salita, ammirarono l’ortica a ciglio strada e il rosmarino in fiore e si baciarono velocemente, come se non potessero fermarsi proprio in quel momento. Entrambi con il fiatone, entrambi con un sorriso immacolato e senza pensieri.
Arrivarono in cima e notarono delle persone raggruppate nello stesso punto, intente ad ammirare il paesaggio. Aveva ragione lei, era un posto stupendo. La città sembrò calma, attorniata da un insolito silenzio, senza tempo, quasi eterea.
“Ecco, siamo arrivati, ogni tanto vengo qui per ritemprarmi, perché serve determinazione per arrivare fino qui, non è la stessa gratificazione immediata di scartare un cioccolatino, sai…”.
“Sì, credo di aver capito cosa intendi e ti capisco. La tua città è bellissima, ma da qui si ha tutta un’altra prospettiva. Sembra più tua”.
“Da distante ogni cosa è più bella”, scherzò lei, appoggiandogli un gomito sulla spalla. Lui chinò la testa e con la tempia lo sfiorò per un secondo. “Ora mi dici perché mi hai chiesto di portarti proprio qui?”, gli chiese, guardandolo dritto negli occhi.
“Perché ero curioso di sapere di che profumi e atmosfere ti piace attorniarti. Si capisce molto da ciò che fa felice una persona”. Era serio, ma aveva un’espressione distesa.
“Quando scenderemo dalla collina, sarò ancora felice”, sussurrò lei e la sua voce si perse in un attimo nell’aria.
“Lo so, è per questo che tu sei bella anche da vicino”.

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