Un berretto giallo zabaione

Non c’era freddo e non c’era caldo, era insomma uno di quei giorni in cui afferrare una felpa giusto prima di uscire ed indossarla in ascensore, era l’ideale.
In città c’era quella luce da sole che vorrebbe spaccare le nuvole, ma rimane imbrigliato in un limbo di vento fermo. Musica in cuffia, scarpe comode, il mio unico obiettivo era camminare, sfiorando le persone, solo per il gusto di macinare strada.
Attraversai di corsa, fissando il semaforo arancione, per cercare un percorso con un minimo di verde e di persone. Mi ritrovai davanti un ragazzo con un berretto giallo zabaione e lo zaino rosso. Aveva un incedere simile al mio, sebbene sembrava sapesse esattamente dove andare. Lo seguii per un po’, come un bambino cerca in cielo l’aquilone con lo sguardo. Gli odori della città, spesso troppo pungenti, si fecero più sopportabili, o forse la mia attenzione era troppo focalizzata sul berretto giallo e non feci caso a moltissime cose, come i tre raggi di sole che illuminarono le vetrate dei palazzi, o i passerotti fermi sullo schienale di una panchina.
Notai lo zaino rosso sparire all’imbocco della metropolitana e lo salutai con un cenno della testa. Continuai a camminare, con le mani in tasca e il cappuccio alzato, alzando il volume di questa canzone.

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