Splash

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Hai presente quando tieni una saponetta profumata tra le mani bagnate? La fai scivolare pazientemente tra i palmi concavi, avvertendone gli angoli e le pieghe, attendendo che la schiuma copra per bene la pelle, gli anelli, le unghie.
Pieghi il volto, ne annusi la fragranza. Appoggi la saponetta, continuando a sfregarti dolcemente le mani sotto l’acqua calda.
Ecco, quel movimento dettato dall’abitudine è inspiegabile; le nocche sporgenti, i polsi curvati per seguire la sua forma, le dita incavate e fameliche.
È affascinante osservare le persone rilassarsi per qualche secondo, socchiudendo gli occhi, dedicandosi a quella pratica in modo meccanico e misterioso.
La saponetta è un mero ma grazioso soprammobile senza acqua. Le tue mani si abbandonano, il tempo scorre, il suo rumore ti culla.
Curvate verso il lavabo, quelle persone sono bolle in balia di una qualsiasi mossa improvvisa, mai sazie di delicatezza.

Splash

L’unica isola

island

Avrei potuto amarti. Tu, con i capelli perennemente arruffati, i denti un po’ sporgenti, la barba fitta, il naso aggraziato, avevi sempre un sorriso per me. Mani in tasca, bavero della giacca alzato contro il vento, eri forte come un mare in tempesta.
Sarebbe stato facile appoggiare ancora il viso sull’incavo del tuo collo, respirare un po’ il profumo della tua pelle ed abbandonarmi a te.
Il vento mi ha portata via, il vento mi ha fatto dimenticare quanto fosse bello mangiare piano un budino al cioccolato con due cucchiaini. Il vento ha mosso anche i miei piedi e li ha fatti allontanare lasciando impronte profonde nella sabbia bagnata.
Tu, però, sei rimasto saldo a te stesso, come il sale marino sugli scogli. Tu mi guardi ora e strizzi un po’ gli occhi come fanno i gatti.
Ti accarezzo, ti cullo col mio respiro, sei il terreno su cui cammino, sei l’aria soffocata di nebbia, sei l’unica isola in mezzo al mio oceano.

L’unica isola

Storie al cioccolato, storie all’ortica

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Lui aveva sempre una storia da raccontare. Stava appoggiato al muro soffocato dal glicine rampicante, affondando le spalle tra i fiori ed i rami.
Non erano storie sempre belle, talvolta pungevano come l’ortica.
Era impossibile capire quando parlava di sè o del passato altrui, ma aveva il potere di ipnotizzarti, renderti incapace di interromperlo o di perdere una parola.
Non so chi fosse in realtà, ma conoscevo il nome, distinguevo il colore dei suoi occhi e lo avrei riconosciuto tra mille.
C’era una sottile linea di confine tra l’increspatura della sua bocca e il tono calmo della sua voce, che variava specialmente a seconda dell’aria fredda.
Era una presenza costante, consolatoria quanto un quadratino di cioccolato amaro, attraente come un diamante per una gazza.
Delle sue storie mi sono nutrita. Ora quel glicine abbraccia la mia schiena, la finestra è appena socchiusa.

Storie al cioccolato, storie all’ortica

KEATON HENSON – YOU

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If you must wait,
Wait for them here in my arms as I shake
If you must weep,
Do it right here in my bed as I sleep
If you must mourn, my love
Mourn with the moon and the stars up above
If you must mourn,
Don’t do it alone

If you must leave,
Leave as though fire burns under your feet
If you must speak,
Speak every word as though it were unique
If you must die, sweetheart
Die knowing your life was my life’s best part
And if you must die,
Remember your life

You are
You are
Oh, you are
You are

If you must fight,
Fight with yourself and your thoughts in the night
If you must work,
Work to leave some part of you on this earth
If you must live, darling one,

Just live
Just live
Just live

KEATON HENSON – YOU

Cielo Rosa

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Non feci nemmeno in tempo ad aprire gli occhi quel giorno, che sentii distintamente le risate dei ragazzi fuori. Era primavera inoltrata e le prime t-shirt sbocciarono come fiori. Assieme al rumore degli skate sul cemento, avvertii l’oceano e le sue onde imperiose.
Mi stropicciai gli occhi, sorridendo alla sabbia che si intrufolò dalle finestre aperte, sotto le tende leggere. Una doccia veloce dopo, mi infilai una salopette ed una maglia a righe ed uscii, visualizzando già nella mia mente il pancake che avrei mangiato al solito posto, ordinato ben cotto, senza burro sopra, con tanto sciroppo a lato. Salivai al solo pensiero, afferrai la longboard e mi spinsi sulla strada, inforcando i Ray-Ban.
Era una giornata affollata, zeppa di musicisti di strada attempati e bancherelle di vestiti economici quanto brutti. C’era odore di zucchero filato e di hotdog, mescolato al vento salato. Mi fermai giusto in tempo, saltando dentro il diner con la longboard sotto il braccio.
“Di fretta oggi?”, mi accolse Hazel, la cameriera tuttofare, che mi trattò da sempre come una buona amica.
“Sono sempre di fretta”, le feci l’occhiolino. Mi avvicinò il mio solito piatto, chiedendomi solo: “Caffè o succo?”.
Mangiai voracemente, trangugiando il caffè bollente e lasciando i soldi sul bancone. Salutai tutti, mi rimisi in strada. Era così, avrei potuto sfrecciare accanto alle camicie a quadri, i capelli ricci schiariti dal sole, i tatuaggi imperfetti, l’odore del doposole al cocco, la pelle abbronzata, i gioielli pacchiani, i fisici tonici, il cibo da strada, fino allo sfinimento, con un sorriso stampato in faccia. Non avrebbe importato se fuori pioveva o c’era bel tempo, se il vento era così forte da farmi piegare le ginocchia o se fosse stato il mio ultimo giorno.
Tutto, tutto, pur di arrivare a vedere il cielo rosa.

Cielo Rosa

Børns – American Money

I was there when you fell from the clouds
And landed in the desert
There was a thunder inside of my heart
There was a wonderful pleasure

And like a stallion racing the rain
You rode on the back of my bike
I knew from the song that you sang
That you were my lover for life

Oh, there’s no time to sleep
Oh, living in a dream

So take me to the paradise
In your eyes
Green like american money
You taste just right
Sweet like Tennessee honey

And we can run away
Swimming in the sunlight everyday
Paradise in your eyes
Green like american money

So we took to the calico road
Running from the weather
There was a highway inside of her eyes
There was a buried treasure

And we got caught in the storm
You started flying a kite
At the end was the key to my heart
You were my lover for life

Oh, there’s no time to sleep
Oh, living in a dream

So take me to the paradise
In your eyes
Green like american money
You taste just right
Sweet like Tennessee honey

And we can run away
Swimming in the sunlight everyday
Paradise in your eyes
Green like american money

We carved our love in the mountainside
We soaked our hearts in the rain
And I, waited my life, for you

So take me to the paradise
In your eyes
Green like american money
You taste just right
Sweet like Tennessee honey

And we can run away
Swimming in the sunlight everyday
Paradise in your eyes
Green like american money

Børns – American Money

Tutto bianco

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Era asettico quel posto. Saranno state le pareti e gli infissi bianchi, le ragnatele argentate agli angoli, o forse quell’odore di sale e stantio, misto ad un detergente alla lavanda. Era tutto sviluppato in modo concentrico, ossessivamente aggrappato ad una scala in mezzo alla stanza, rigorosamente di legno bianco, incapace di scricchiolare. Le finestre erano quadrate, montate più o meno all’altezza dei miei fianchi, poiché la luce da quelle parti era così forte e diretta che sarebbe entrata subito dietro gli occhi, dritta nella fronte.
Mi sedetti sul terzo gradino, notando quanto il lembo di lana scura della mia giacca contrastasse con tutto. Sentii un fruscio, alzai gli occhi, schermandomi il viso con una mano. C’eri tu almeno cinque metri più in alto, seduto di profilo, vestito di grigio. Mi chiesi perché avessi il polso fasciato e fossi senza scarpe, tutto intento ad indagare il pavimento con la punta del piede, facendolo strisciare appena.
Mi domandai anche da dove provenisse quel raggio di sole spavaldo che ti illuminò la nuca, l’unica tua parte chiaramente visibile. Sebbene tu fossi quasi del tutto in ombra, tranne quel solo punto, intuii la tua silhouette per intero ed appoggiai il volto alla ringhiera, esattamente nello stesso momento in cui lo feci anche tu.

Tutto bianco