Quella tartellette al lemon curd

Fisso la tartellette da dieci minuti. È al lemon curd, si sente il profumo fino qui. La pastafrolla è cotta a puntino, con quel colore non troppo chiaro, nè troppo scuro. Lei è lì, assieme ad altre tartellette, sul bancone della pasticceria di legno massiccio, dietro un vetro perfettamente pulito, che sembra attendermi.
Non mi chiama per attirare la mia attenzione, non ne ha bisogno. Non è nemmeno in competizione con le brioches o quell’invitante pain au chocolat, perchè qualsiasi tipo di sfoglia o di ripieno non compete con la mia voglia di tartellette al lemon curd. Se chiudo gli occhi posso immaginare la sensazione della frolla che si sbriciola appena e la crema che si scioglie in bocca, facendo arrivare prima la botta zuccherosa, e poi quel secondo sapore più aspro degli agrumi.
Prendo un altro caffè, sperando sia buono quanto il primo. Tamburello le dita sul tavolo, sorrido distrattamente alla barista, che mi lancia qualche occhiata incuriosita mentre si strofina i dorsi delle mani sul grembiule. Non fa caldo, ma ho bisogno di rinfrescarmi il collo, quindi ci appoggio il bicchiere d’acqua per qualche secondo ed è un sollievo, come quando hai le mani impolverate e le immergi in un torrente.
L’odore e il fruscio dei giornali sfogliati agli altri tavoli mi infastidiscono un po’, ma sono un’ottima distrazione.
Mi piego per allacciarmi la scarpa, la barista passa veloce e mi sfiora il gomito.
Pago i caffè e mi vedo porgere una scatolina quadrata di cartoncino, chiusa da un fiocchetto a pois azzurri e bianchi.
È ancora tiepida e non so che dire, se non grazie.
Prima di uscire, do uno sguardo al bancone: la tartellette lì non c’è più.

Quella tartellette al lemon curd