Feeds:
Articoli
Commenti

Mi sento scossa-a

Eccomi qui, reduce dal terremoto, con una notte in bianco alle spalle ed una avvinghiata al mio enorme cane di peluche di nome Cujo.
E’ giovedì pomeriggio, mi aspetta una cena un po’ lontana ma con degli amici che assomigliano più a fratelli matti, una nottata con tutta probabilità ancora in compagnia di Cujo e una meravigliosa mezza giornata lavorativa prima dell’agognato fine settimana.
E’ stata una settimana lunghissima, sebbene io abbia sperimentato cose ben aldifuori della normalità: la fuga improbabile dall’ufficio, le crepe vicino alla porta di casa, il Brioschi alle otto di mattina, la vicina settantenne che suona alla porta tutta vestita a festa dopo cena e mi trova in pigiama e spettinata e mi guarda schifata, tenerezze degli amici e tutte le scenette alla Ally McBeal che mi sto facendo in testa per accogliere domani il caldaista (in una cantavo a squarciagola “Umbrella” di Rihanna mentre lui faceva esplodere la caldaia e i termosifoni con fontane orizzontali d’acqua bollente).
Eccomi qui, dicevo, un po’ provata ma in fondo contenta. Si lotta, si lotta un sacco, digrignando un po’ i denti e riservando un sorriso solo a chi davvero se lo merita.
E non venitemi più a dire che qualcuno mi guarda con sguardo innamorato perchè non ci crederò mai.

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”.
Antonio Gramsci (Ales, 22 gennaio 1891 – Roma, 27 aprile 1937)

Monologo finale

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

Parole a filo d’acqua

Volevo solo stare seduta sul parapetto di un enorme ponte d’acciaio, uno di quelli altissimi, di cui vedi l’inizio ma fatichi a scorgerne la fine.
Scarpe di tela bianche ormai sporche e usurate, dei jeans chiari, una camicia di lino lunga fino quasi alle ginocchia, ero più magra della realtà.
Le gambe quasi scheletriche procedevano lentamente sul ponte, cercando il punto giusto per fermarsi e sedersi. C’era un estremo silenzio.
Stringevo al petto un grande quaderno dalle pagine bianche, come fosse l’unica cosa necessaria in quel momento. E in effetti lo era.
Mi avvicinai al parapetto, salii con un po’ di fatica quasi fossi una bambina alle prese con un mobile altissimo da scalare per arrivare alla marmellata lassù e finalmente mi misi seduta.
Le gambe a penzoloni, le scarpe dondolavano avanti e indietro, avanti e indietro…
Scrivevo righe e righe sul quaderno, appena voltavo la pagina si strappava da sola e volava giù, fino a giungere a pelo d’acqua, dove tutti i pesci azzurri e grigi guardavano la carta e le parole in nero e le spostavano avanti con il muso, leggendole amabilmente.
Vento freddo, fibra sull’acqua, pesci che muovevano le mie parole, fino a portarsele sul fondo.

VULCANO – ROBERTO ANGELINI

Tu mi vedi sorridente
pensi che sia felice
ma non hai capito niente
tu mi guardi in superfice.

Se potessi dare voce alla mia anima
scapperesti lontano
come si fugge rapidi alle prime grida
di un vulcano.

Chissà se sarò mai pronto abbastanza..
Per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ho ingoiato il rospo
e ho trattenuto il vomito a stento
ora sono stanco e mi dispiace
se ho reagito d’impulso.

Ma ho vestito dei miei sorrisi migliori
anche i momenti più difficili
l’ho fatto perchè
pensavo di proteggerti.

Chissà se sarò mai forte abbastanza
per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia debolezza
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza.

Ma non una parola
uscì dalla mia bocca
Si sale così piano
per precipitare in fretta.

Chissà se sarò mai pronto abbastanza
per finire tutto quello che mi manca
reagire all’occorrenza
e dire no se non mi importa.

Ed essere me stesso sempre
in ogni mia zona d’ombra
senza paura di ferirti
o di non essere all’altezza.

Articoli precedenti »

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.